Morire come le allodole assetate
sul miraggio
O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia
Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato
G.Ungaretti
Aver l’occhio sicuro, la voce in chiarità
Mettersi se ti va di sghimbescio il cappello
Per un si, per un no, fare un’ode o fare un duello
Fantasticare a caccia non di gloria o di fortuna
Su un certo viaggio a cui si pensa, sulla luna
Se poi viene il trionfo ebbene fatti suoi
Ma mai mai diventare un come tu mi vuoi
E se pur quercia o tiglio davvero non si è
Se vuoi proprio non alto ma farcela da se…
8 aragoste e 1/2
Girato come il diario di bordo / making of di uno spettacolo teatrale “socialmente impegnato”, presto virato al reality, Le ragioni dell’aragosta non si/ci risparmia qualche ingenuità di fondo, di cui una piuttosto importante (il colpo di scena finale – la falsa verità del tutto – non è un vero colpo di scena), ma presenta anche una metatestualità a tratti assai efficace e un’irrisolutezza che lo salva dal forte rischio banalità. E’ infatti chiaro (rectius: noto) da subito che non c’è mai stata alcuna reunion del cast di Avanzi a favore dei pescatori sardi, il che disinnesca quasi del tutto gli sforzi realistici che dovrebbero reggere il film fino all’ipotetico detour conclusivo, ma subentra/accorre in aiuto un’autoreferenzialità umanamente assai viva. Se non mancano sprazzi di inconcludente grandefreddismo, infatti, né virate tragiche troppo marcate (il monologo disperato di Cinzia Leone), o momenti in cui si azzarda una morale (l’inquietante spiegazione finale in voce over della Guzzanti), è anche vero che affiorano spesso momenti di autocoscienza nei quali lo scarto di livello rappresentativo sembra funzionare, e accarezzare ipotesi di vertiginosa “realtà”. Sono soprattutto le autocritiche della Guzzanti (la riflessione sull’inutilità degli spettacoli “pro-caso-umano-civile”, i dubbi sulla salute e sul senso della propria vis comica) e i dilemmi esistenziali/lavorativi di Loche (molto bravo) ad avvicinare pericolosamente il realismo al reale dei personaggi-attori-persone. Infine, giova assai all’operazione il fatto che l’esito filmico somigli, nei pregi e nei difetti, alla teorica traslazione cinematografica dello spettacolo teatrale del quale il film stesso finge di dipingere la genesi: obliquamente autocelebrativo, forse pretenzioso e pretestuoso ma anche a suo modo sincero, impietoso e soprattutto, buon per lui, confuso.
Gianluca Pelleschi
Reporter: Io non lo so, però senz'altro lei ha alle spalle un matrimonio a pezzi...
Michele: Che dice???
Reporter: Forse ho toccato un argomento che non...
Michele: No...no...è l'espressione. Non è l'argomento, non è l'argomento, non è l'argomento...è l'espressione.
Matrimonio a pezzi Ma come parla...!?!?!
Reporter: Preferisce "rapporto in crisi"? ma è così kitch...
Michele: Kitch! Dove le andate a prendere queste espressioni, dove le andate a prendere...??!??!(toccandosi il cuore)
Reporter: Io non sono alle prime armi...
Michele: Alle prime armi...ma come parla?
Reporter: ...anche se il mio ambiente è molto "cheap"...
Michele: Il suo ambiente è molto...?
Reporter: È molto "cheap"
Michele: Ma come parla? [schiaffo sonoro]
Reporter: Senta, ma lei è fuori di testa!
Michele: E due. Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parlaaaaaaaaaa!
Bah, il cinema. Mi dicevo cinefilo, mi sbagliavo. Emanciparsi da Kubrick, capire GODard, ripensare Ferrara. E Murnau, Ejzenštejn, Pudovkin, Griffith, chi li ha (ri)visti più? Chi se ne frega. Certezze poche (De Palma: un grande). Nel dubbio, ci scrivo su.
Film del cuore: Starship Troopers
Film del secolo (breve): devo ancora vederli tutti. Mi faccio vivo io
Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.