sabato, 31 maggio 2008

Quando lo vedi anche


Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su quel giaccone americano che ho comprato
con pochi soldi al mercatino dell'usato
allora arriva al disgusto la tua stravaganza
allora diventa una moda ogni gesto che fai
non si riesce nemmeno ad avere abbastanza coscienza
per piangere di noi... per piangere di noi

Di noi così ribelli, così devoti
di noi così folli, così massificati
di noi così avanti, così impotenti
coi capelli un po' lunghi
e le nostre barbe da impegnati
di questa nostra assurda mancanza di rigore
di una mollezza sorda che non ci fa reagire
di noi che non sappiamo cosa sia
la nostra malattia
e forse non abbiamo ancora fatto un gemito
ma la paura comincia a salire dagli intestini
come il vomito.

Noi così vitali, così distrutti
noi così creativi, così assuefatti
ci aggrappiamo ad un gesto che sembra di rottura
con l'illusione e il pretesto di scegliere ancora
noi così originali e spappolati
creiamo saltando liberi come pidocchi
coi nostri gusti schifosi accumulati
fra la testa e gli occhi.

Ormai sei soggetto a una forza
che ti è sconosciuta
ormai sei libero e schiavo,
ormai sei coinvolto
e di colpo ti viene il sospetto
che in tutta la vita
non hai mai scelto
non hai mai scelto
non hai mai scelto

G.Gaber
postato da Puzzola75 alle ore 01:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: sconfitta, gaber


sabato, 31 maggio 2008

Il fine giustifica i mezzi?

Si...è sempre la solita domanda, tanto da sembrare banale, ma la risposta che si da è di fatto una delle scelte più importanti e profonde, in quella risposta c'è la nostra etica, la scelta da che parte stare.
La frase famosa è erroneamente attribuita a Machiavelli, anche se in realtà il suo pensiero era ben diverso e molto più complesso.

Stavo guardando "Annozero" e ho sentito Cirino Pomicino concludere la serata dicendo che sta bene giudicare e criticare l'operato della DC ma non senza levarsi il cappello di fronte al merito di aver mantenuto il controllo e l'ordine della repubblica, garantendo così l'esistenza democratica e occidentale del nostro paese.

Non voglio parlare di "politica" o di storia, non qui e non adesso.
Quello che mi interessa capire è il meccanismo per cui Pomicino si aspetta gratitudine.
La mia prima reazione è stata quasi incredula...ma come!? adesso dovremmo essere loro grati per averci impedito di decidere perchè le nostre scelte erano potenzialmente pericolose per l'ordine prestabilito??
Chi deteneva il potere si è arrogato il diritto di decidere quale fosse il bene per tutta la nazione e questo fine adesso dovrebbe essere giustificazione dei mezzi usati?

Prescindiamo il fine, da me non condiviso. Il messaggio che passa è chiaro: il potere ha il dovere di usare qualsiasi mezzo pur di garantire il fine (che dovrebbe essere il bene collettivo).
Ma non si parla di storia di un passato recente...nonostante si parli di prima, seconda e terza repubblica in Italia il potere non ha mai smesso di seguire questa filosofia.
In questo non c'è distinzione fra governi DC, governi Berlusconi e governi Prodi.

Ma il fine giustifica i mezzi?
Probabilmente per molti italiani è così, forse anche così si può spiegare la stabilità di questo sistema politico.
Altro che casta...siamo noi per primi a delegare le responsabilità.
Son sempre altri quelli che devono decidere, son sempre altri quelli che sbagliano.
E in questo quadro alla fine ci sta bene se questi altri, coloro a cui deleghiamo le nostre scelte, decidono di perseguire quello che loro reputano essere il nostro bene collettivo con ogni mezzo.
Ecco perchè Pomicino si aspetta gratitudine e per molti di noi sarebbe ipocrita non essere sinceramente grati.
Per molti ma non per tutti.

In astratto, ideologicamente, potrei dire come in realtà quello che conta non è il fine ma il mezzo, che siamo le scelte che facciamo ogni giorno e non gli obiettivi che rincorriamo: non importa dove vai e quali mete raggiungi ma come scelgi di percorrere la tua strada.
In realtà il problema è che quando per giustificare i mezzi dobbiamo tirare in ballo il fine vuol dire che abbiamo già perso.
Forse si dovrebbe accettare che se il fine non è raggiungibile con i mezzi leciti o il fine è sbagliato o i mezzi che usiamo sono sbagliati.
Purtroppo questa è una riflessione che chi governa non si può permettere di pronunciare senza dover rinunciare al potere di governare.

Forse ci vorrebbe più coraggio, anche il coraggio di dichiararsi sconfitti e ricominciare da zero.
Senza questo coraggio non si riuscirà mai a liberarsi degli errori commessi.
In questo mondo che celebra la vittoria e il successo dell'individuo bisognerebbe ricoltivare il senso del costruire collettivamente dove fini e mezzi si fondono.
Ma forse pretendo troppo dalla piccolezza umana.
postato da Puzzola75 alle ore 01:31 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pensieri, politica, responsabilità


venerdì, 30 maggio 2008

...ma tutto ciò non senti se non ascolti il cuore

Ma cantare, sognare, ridere…splendido…da solo, in libertà

Aver l’occhio sicuro, la voce in chiarità

Mettersi se ti va di sghimbescio il cappello

Per un si, per un no, fare un’ode o fare un duello

Fantasticare a caccia non di gloria o di fortuna

Su un certo viaggio a cui si pensa, sulla luna

Se poi viene il trionfo ebbene fatti suoi

Ma mai mai diventare un come tu mi vuoi

E se pur quercia o tiglio davvero non si è

Se vuoi proprio non alto ma farcela da se…

postato da Puzzola75 alle ore 18:06 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: film, libertà


giovedì, 22 maggio 2008

Sulla libertà di parola...

Spesso mi capita, dopo aver visto un film che abbia in me destato anche solo il minimo interesse, di cercare online giudizi e recensioni...
Un modo per cercare un confronto con altri occhi, un modo per rielaborare quello che si è visto.
Ho visto "Le ragioni dell'aragosta", un film girato da Sabina Guzzanti.
Premetto che il film alla fine dei conti mi è piaciuto.
Ci sono dei livelli di lettura non scontati ma il film risulta leggero e scorrevole.
Bene...mi dedico quindi alla fase "lettura di recensioni e commenti".
Capito su un sito che già altre volte mi ha lasciato perplesso e mi ritrovo questa recensione a cura di uno dei redattori:

8 aragoste e 1/2

Girato come il diario di bordo / making of di uno spettacolo teatrale “socialmente impegnato”, presto virato al reality, Le ragioni dell’aragosta non si/ci risparmia qualche ingenuità di fondo, di cui una piuttosto importante (il colpo di scena finale – la falsa verità del tutto – non è un vero colpo di scena), ma presenta anche una metatestualità a tratti assai efficace e un’irrisolutezza che lo salva dal forte rischio banalità. E’ infatti chiaro (rectius: noto) da subito che non c’è mai stata alcuna reunion del cast di Avanzi a favore dei pescatori sardi, il che disinnesca quasi del tutto gli sforzi realistici che dovrebbero reggere il film fino all’ipotetico detour conclusivo, ma subentra/accorre in aiuto un’autoreferenzialità umanamente assai viva. Se non mancano sprazzi di inconcludente grandefreddismo, infatti, né virate tragiche troppo marcate (il monologo disperato di Cinzia Leone), o momenti in cui si azzarda una morale (l’inquietante spiegazione finale in voce over della Guzzanti), è anche vero che affiorano spesso momenti di autocoscienza nei quali lo scarto di livello rappresentativo sembra funzionare, e accarezzare ipotesi di vertiginosa “realtà”. Sono soprattutto le autocritiche della Guzzanti (la riflessione sull’inutilità degli spettacoli “pro-caso-umano-civile”, i dubbi sulla salute e sul senso della propria vis comica) e i dilemmi esistenziali/lavorativi di Loche (molto bravo) ad avvicinare pericolosamente il realismo al reale dei personaggi-attori-persone. Infine, giova assai all’operazione il fatto che l’esito filmico somigli, nei pregi e nei difetti, alla teorica traslazione cinematografica dello spettacolo teatrale del quale il film stesso finge di dipingere la genesi: obliquamente autocelebrativo, forse pretenzioso e pretestuoso ma anche a suo modo sincero, impietoso e soprattutto, buon per lui, confuso.

Gianluca Pelleschi


Mi son permesso di sottolineare tutte le parole e le espressioni che mi hanno fatto rabbrividire.

Finito di leggere mi è venuta in mente la scena di Palombella rossa in cui Nanni Moretti/Michele Apicella prende a ceffoni la giornalista:

Reporter: Io non lo so, però senz'altro lei ha alle spalle un matrimonio a pezzi...
Michele: Che dice???
Reporter: Forse ho toccato un argomento che non...
Michele: No...no...è l'espressione. Non è l'argomento, non è l'argomento, non è l'argomento...è l'espressione.
Matrimonio a pezzi Ma come parla...!?!?!
Reporter: Preferisce "rapporto in crisi"? ma è così kitch...
Michele: Kitch! Dove le andate a prendere queste espressioni, dove le andate a prendere...??!??!(toccandosi il cuore)
Reporter: Io non sono alle prime armi...
Michele: Alle prime armi...ma come parla?
Reporter: ...anche se il mio ambiente è molto "cheap"...
Michele: Il suo ambiente è molto...?
Reporter: È molto "cheap"
Michele: Ma come parla? [schiaffo sonoro]
Reporter: Senta, ma lei è fuori di testa!
Michele: E due. Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parlaaaaaaaaaa!


Mi capita spesso, mentre leggo gli articoli di giornale o mentre guardo trasmissioni televisive, di sognarmi quella scena, come sfogo liberatorio, un grido di disperazione più che di liberazione, perchè da questa mediocrità non mi sembra proprio che l'umanità riesca a liberarsi.

Dopo aver ripreso fiato ecco la fatidica domanda:" Ma chi è che scrive così?"
L'articolo è firmato e vado nella sezione "redazione" del sito per scoprire la scheda di questo "critico":
Bah, il cinema. Mi dicevo cinefilo, mi sbagliavo. Emanciparsi da Kubrick, capire GODard, ripensare Ferrara. E Murnau, Ejzenštejn, Pudovkin, Griffith, chi li ha (ri)visti più? Chi se ne frega. Certezze poche (De Palma: un grande). Nel dubbio, ci scrivo su.

Film del cuore: Starship Troopers

Film del secolo (breve): devo ancora vederli tutti. Mi faccio vivo io


Ora...mi voglio illudere che ci sia del sarcasmo, nel senso che voglio sperarci per forza...
Nella migliore delle ipotesi non so se uno così lo devo odiare oppure compatire. Non rieco a ignorarlo...quello no...è una delle mie più grosse debolezze...
Dante diceva:
"Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa."
Dante sembra farla facile ma forse proprio in quella frase così sprezzante si cela lo stesso dolore mio di fronte a un'umanità così inutile.
Io in ogni uomo "indegno" vedo una sconfitta mia personale perchè sono uomo e sono fratello degli uomini, compagni si diceva una volta.
Non esiste un Io Andrea che non sia collegato alla comunità umana e se affondiamo in un mare di cacca non riesco a salvarmi se non si salva l'intera umanità.
Io non ce la faccio a leggere o ascoltare certe cose e tirare avanti, mi sento ferire dentro.
Ovvio che il problema non è questa recensione in se, ma piuttosto la recensione fa parte di un insieme di torture quotidiane che mi sfiniscono.

Sempre per citare Nanni Moretti:
Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!

E' vero...le parole sono importanti...ma non nel senso di essere fini a se stesse...
Le parole sono importanti perchè ci permettono di pensare, esprimere e comunicare dei contenuti.
E oggi, nell'epoca dell'opinione che rimuove il parere, nell'epoca della libertà di parola senza il dovere del pensiero, oggi più che mai si sente l'urgenza di un rigore.
Sono stufo di leggere i pareri di capre stupide e ignoranti e di sentirmi dire non solo che la libertà di parola garantisce la possibilità a chiunque di dire qualsiasi cosa ma soprattutto che qualsiasi opinione, anche fossa basata sul ragionamento prodotto da un mononeurone, debba avere la stessa dignità di una riflessione frutto di pensiero, ricerca.
Sono stufo di partecipare a "siamo tutti opinionisti", questo mondo di cacca in cui chiunque si senta in diritto di esprimere il nulla contenuto nella sua vuota testa.

Una volta esisteva un rispetto sacro per il pensiero umano e lo si teneva ben distante dalla miseria morale e intellettuale dell'uomo qualunque che era rozzo e ignorante e che non doveva ne poteva porsi certe domande.

Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.


Io leggo questa immagine e non posso non desiderare un futuro in cui tutti gli uomini abbiano la possibilità di entrare "nelle antique corti", questo è il mio sogno di libertà.
Oggi ci vogliamo illudere di vivere in un mondo libero..ma se la libertà deve essere un diritto deresponsabilizzato finisce per diventare il via libera ad un'epoca a cui io non volgio appartenere.
"I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it."
Questa citazione, erroneamente attribuita a Voltaire, vuole farci credere che l'essenza della libertà, per cui vale la pena di vivere e di morire, è nella libertà di parola, distogliendoci dalla responsabilità e dal dovere di pensare e argomentare veramente e profondamente quello che con tanta superficialità dichiariamo.
Ovviamente tutto questo è reso possibile dalla quasi totale assenza di capacità o volontà critiche in chi ascolta e legge.
Da una parte si dice di tutto senza un minimo senso di responsabilità, senza che dietro ci sia una riflessione, una profondità, dall'altra non solo non si richiede più alcuna autorevolezza alla fonte ma si è ben disposti ad assimilare qualsiasi opinione senza mai lo sforzo della rielaborazione critica.
Uno sfacelo...

postato da Puzzola75 alle ore 05:39 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: pensieri, film, libertà


giovedì, 22 maggio 2008

The Fray - How To Save A Life (featured on Scrubs)

Episodio 20 quinta serie



postato da Puzzola75 alle ore 04:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: musica, video, scrubs


giovedì, 22 maggio 2008

Tormenti

Mi sento straniero, solo, in un mondo crudele e feroce.
Quando il velo dell'infanzia è caduto e l'immagine di morte e dolore si è fatta limpida di fronte a me non avevo ancora abbastanza sofferto per sapere che ancora non era il peggio...non era il fondo.
Pensavo che si potesse cambiare il mondo, ho confidato nella bellezza dell'uomo come strada di salvezza.
Ma oggi vedo la meschinità umana, la vedo intorno a me e dentro me.

La bellezza dell'arte sembra la capacità di volare, di innalzare lo sguardo dal fango di questa trincea...
Ma la trincea è in realtà una tomba e l'arte è solo un diversivo, una evasione individuale, come se bastasse dimenticare la morte per non morire.

Gli uomini che oggi si tengono per mano non si accorgeranno quando il sogno sarà portato via dal tempo.
Il sentimento di fratellanza non sopravviverà a lungo; finisce per essere solo una innocente distrazione per non sentire il rumore di catene.
Ci salviamo l'anima barattando la nostra rabbia per un attestato, un riconoscimento come se bastasse voler bene per fare del bene, voler cambiare per cambiare.

Ci si illude che vittorie di battaglie insignificanti possano cambiare l'esito.
In realtà siamo noi stessi il nemico da combattere.
Ecco il fallimento di fronte a cui non so come non chinare il capo...
Lottare contro il nemico che hai dentro, come un cancro:

"È difficile vivere con gli assassini dentro.
Forse è più facile vivere con gli assassini fuori, visibili, riconoscibili, che ti sparano addosso dalle strade, dalle cattedrali, dalle finestre delle caserme, dai palazzi reali, dai balconi col tricolore.
Assassini che in qualche modo puoi combattere, sai cosa fanno, li vedi e prima o poi si possono ammazzare.
Assassini vecchi, superati, cialtroni che non sono mai riusciti a cambiare nessuno, a cambiarlo dal di dentro. Prevedibili e schematici anche nella cattiveria, come le bestie bionde, come le bestie nere che ti possono togliere la libertà, mai le tue idee, come quegli ingenui e patetici esemplari che esistono ancora oggi, ma non contano, sono un diversivo, un fatto di folklore, una mazurka.
Ma l'assassino dentro è come un'iniezione, non la puoi fermare e non risparmia nessuno, nessuno sfugge alla scadenza." (G.Gaber)



"Non si può ancora morire
con una smorfia sul viso
con dentro un'inutile rabbia, con questo terrore
e senza uno scopo preciso.
Non si può ancora morire
mentre ti agiti inerte
aggrappati all'ultima azione che ancora puoi fare
non devi fallire la morte."
postato da Puzzola75 alle ore 02:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pensieri, morire, sconfitta, gaber


Chi sono

Utente: Puzzola75
Nome: Andrea Faso
"Sono così incompreso che non si comprendono neanche i miei lamenti di essere incompreso." "Il linguaggio è la casa dell'essere. Nella sua dimora abita l'uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora."


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