Si...è sempre la solita domanda, tanto da sembrare banale, ma la risposta che si da è di fatto una delle scelte più importanti e profonde, in quella risposta c'è la nostra etica, la scelta da che parte stare.
La frase famosa è erroneamente attribuita a Machiavelli, anche se in realtà il suo pensiero era ben diverso e molto più complesso.
Stavo guardando "Annozero" e ho sentito Cirino Pomicino concludere la serata dicendo che sta bene giudicare e criticare l'operato della DC ma non senza levarsi il cappello di fronte al merito di aver mantenuto il controllo e l'ordine della repubblica, garantendo così l'esistenza democratica e occidentale del nostro paese.
Non voglio parlare di "politica" o di storia, non qui e non adesso.
Quello che mi interessa capire è il meccanismo per cui Pomicino si aspetta gratitudine.
La mia prima reazione è stata quasi incredula...ma come!? adesso dovremmo essere loro grati per averci impedito di decidere perchè le nostre scelte erano potenzialmente pericolose per l'ordine prestabilito??
Chi deteneva il potere si è arrogato il diritto di decidere quale fosse il bene per tutta la nazione e questo fine adesso dovrebbe essere giustificazione dei mezzi usati?
Prescindiamo il fine, da me non condiviso. Il messaggio che passa è chiaro: il potere ha il dovere di usare qualsiasi mezzo pur di garantire il fine (che dovrebbe essere il bene collettivo).
Ma non si parla di storia di un passato recente...nonostante si parli di prima, seconda e terza repubblica in Italia il potere non ha mai smesso di seguire questa filosofia.
In questo non c'è distinzione fra governi DC, governi Berlusconi e governi Prodi.
Ma il fine giustifica i mezzi?
Probabilmente per molti italiani è così, forse anche così si può spiegare la stabilità di questo sistema politico.
Altro che casta...siamo noi per primi a delegare le responsabilità.
Son sempre altri quelli che devono decidere, son sempre altri quelli che sbagliano.
E in questo quadro alla fine ci sta bene se questi altri, coloro a cui deleghiamo le nostre scelte, decidono di perseguire quello che loro reputano essere il nostro bene collettivo con ogni mezzo.
Ecco perchè Pomicino si aspetta gratitudine e per molti di noi sarebbe ipocrita non essere sinceramente grati.
Per molti ma non per tutti.
In astratto, ideologicamente, potrei dire come in realtà quello che conta non è il fine ma il mezzo, che siamo le scelte che facciamo ogni giorno e non gli obiettivi che rincorriamo: non importa dove vai e quali mete raggiungi ma come scelgi di percorrere la tua strada.
In realtà il problema è che quando per giustificare i mezzi dobbiamo tirare in ballo il fine vuol dire che abbiamo già perso.
Forse si dovrebbe accettare che se il fine non è raggiungibile con i mezzi leciti o il fine è sbagliato o i mezzi che usiamo sono sbagliati.
Purtroppo questa è una riflessione che chi governa non si può permettere di pronunciare senza dover rinunciare al potere di governare.
Forse ci vorrebbe più coraggio, anche il coraggio di dichiararsi sconfitti e ricominciare da zero.
Senza questo coraggio non si riuscirà mai a liberarsi degli errori commessi.
In questo mondo che celebra la vittoria e il successo dell'individuo bisognerebbe ricoltivare il senso del costruire collettivamente dove fini e mezzi si fondono.
Ma forse pretendo troppo dalla piccolezza umana.