Spesso mi capita, dopo aver visto un film che abbia in me destato anche solo il minimo interesse, di cercare online giudizi e recensioni...
Un modo per cercare un confronto con altri occhi, un modo per rielaborare quello che si è visto.
Ho visto "Le ragioni dell'aragosta", un film girato da Sabina Guzzanti.
Premetto che il film alla fine dei conti mi è piaciuto.
Ci sono dei livelli di lettura non scontati ma il film risulta leggero e scorrevole.
Bene...mi dedico quindi alla fase "lettura di recensioni e commenti".
Capito su un sito che già altre volte mi ha lasciato perplesso e mi ritrovo questa recensione a cura di uno dei redattori:
8 aragoste e 1/2
Girato come il diario di bordo / making of di uno spettacolo teatrale “socialmente impegnato”, presto virato al reality, Le ragioni dell’aragosta non si/ci risparmia qualche ingenuità di fondo, di cui una piuttosto importante (il colpo di scena finale – la falsa verità del tutto – non è un vero colpo di scena), ma presenta anche una metatestualità a tratti assai efficace e un’irrisolutezza che lo salva dal forte rischio banalità. E’ infatti chiaro (rectius: noto) da subito che non c’è mai stata alcuna reunion del cast di Avanzi a favore dei pescatori sardi, il che disinnesca quasi del tutto gli sforzi realistici che dovrebbero reggere il film fino all’ipotetico detour conclusivo, ma subentra/accorre in aiuto un’autoreferenzialità umanamente assai viva. Se non mancano sprazzi di inconcludente grandefreddismo, infatti, né virate tragiche troppo marcate (il monologo disperato di Cinzia Leone), o momenti in cui si azzarda una morale (l’inquietante spiegazione finale in voce over della Guzzanti), è anche vero che affiorano spesso momenti di autocoscienza nei quali lo scarto di livello rappresentativo sembra funzionare, e accarezzare ipotesi di vertiginosa “realtà”. Sono soprattutto le autocritiche della Guzzanti (la riflessione sull’inutilità degli spettacoli “pro-caso-umano-civile”, i dubbi sulla salute e sul senso della propria vis comica) e i dilemmi esistenziali/lavorativi di Loche (molto bravo) ad avvicinare pericolosamente il realismo al reale dei personaggi-attori-persone. Infine, giova assai all’operazione il fatto che l’esito filmico somigli, nei pregi e nei difetti, alla teorica traslazione cinematografica dello spettacolo teatrale del quale il film stesso finge di dipingere la genesi: obliquamente autocelebrativo, forse pretenzioso e pretestuoso ma anche a suo modo sincero, impietoso e soprattutto, buon per lui, confuso.
Gianluca Pelleschi
Mi son permesso di sottolineare tutte le parole e le espressioni che mi hanno fatto rabbrividire.
Finito di leggere mi è venuta in mente la scena di Palombella rossa in cui Nanni Moretti/Michele Apicella prende a ceffoni la giornalista:
Reporter: Io non lo so, però senz'altro lei ha alle spalle un matrimonio a pezzi...
Michele: Che dice???
Reporter: Forse ho toccato un argomento che non...
Michele: No...no...è l'espressione. Non è l'argomento, non è l'argomento, non è l'argomento...è l'espressione.
Matrimonio a pezzi Ma come parla...!?!?!
Reporter: Preferisce "rapporto in crisi"? ma è così kitch...
Michele: Kitch! Dove le andate a prendere queste espressioni, dove le andate a prendere...??!??!(toccandosi il cuore)
Reporter: Io non sono alle prime armi...
Michele: Alle prime armi...ma come parla?
Reporter: ...anche se il mio ambiente è molto "cheap"...
Michele: Il suo ambiente è molto...?
Reporter: È molto "cheap"
Michele: Ma come parla? [schiaffo sonoro]
Reporter: Senta, ma lei è fuori di testa!
Michele: E due. Come parla! Come parla! Le parole sono importanti. Come parlaaaaaaaaaa!
Mi capita spesso, mentre leggo gli articoli di giornale o mentre guardo trasmissioni televisive, di sognarmi quella scena, come sfogo liberatorio, un grido di disperazione più che di liberazione, perchè da questa mediocrità non mi sembra proprio che l'umanità riesca a liberarsi.
Dopo aver ripreso fiato ecco la fatidica domanda:" Ma chi è che scrive così?"
L'articolo è firmato e vado nella sezione "redazione" del sito per scoprire la scheda di questo "critico":
Bah, il cinema. Mi dicevo cinefilo, mi sbagliavo. Emanciparsi da Kubrick, capire GODard, ripensare Ferrara. E Murnau, Ejzenštejn, Pudovkin, Griffith, chi li ha (ri)visti più? Chi se ne frega. Certezze poche (De Palma: un grande). Nel dubbio, ci scrivo su.
Film del cuore: Starship Troopers
Film del secolo (breve): devo ancora vederli tutti. Mi faccio vivo io
Ora...mi voglio illudere che ci sia del sarcasmo, nel senso che voglio sperarci per forza...
Nella migliore delle ipotesi non so se uno così lo devo odiare oppure compatire. Non rieco a ignorarlo...quello no...è una delle mie più grosse debolezze...
Dante diceva:
"Fama di loro il mondo esser non lassa;
misericordia e giustizia li sdegna:
non ragioniam di lor, ma guarda e passa."
Dante sembra farla facile ma forse proprio in quella frase così sprezzante si cela lo stesso dolore mio di fronte a un'umanità così inutile.
Io in ogni uomo "indegno" vedo una sconfitta mia personale perchè sono uomo e sono fratello degli uomini, compagni si diceva una volta.
Non esiste un Io Andrea che non sia collegato alla comunità umana e se affondiamo in un mare di cacca non riesco a salvarmi se non si salva l'intera umanità.
Io non ce la faccio a leggere o ascoltare certe cose e tirare avanti, mi sento ferire dentro.
Ovvio che il problema non è questa recensione in se, ma piuttosto la recensione fa parte di un insieme di torture quotidiane che mi sfiniscono.
Sempre per citare Nanni Moretti:
Chi parla male, pensa male e vive male. Bisogna trovare le parole giuste: le parole sono importanti!
E' vero...le parole sono importanti...ma non nel senso di essere fini a se stesse...
Le parole sono importanti perchè ci permettono di pensare, esprimere e comunicare dei contenuti.
E oggi, nell'epoca dell'opinione che rimuove il parere, nell'epoca della libertà di parola senza il dovere del pensiero, oggi più che mai si sente l'urgenza di un rigore.
Sono stufo di leggere i pareri di capre stupide e ignoranti e di sentirmi dire non solo che la libertà di parola garantisce la possibilità a chiunque di dire qualsiasi cosa ma soprattutto che qualsiasi opinione, anche fossa basata sul ragionamento prodotto da un mononeurone, debba avere la stessa dignità di una riflessione frutto di pensiero, ricerca.
Sono stufo di partecipare a "siamo tutti opinionisti", questo mondo di cacca in cui chiunque si senta in diritto di esprimere il nulla contenuto nella sua vuota testa.
Una volta esisteva un rispetto sacro per il pensiero umano e lo si teneva ben distante dalla miseria morale e intellettuale dell'uomo qualunque che era rozzo e ignorante e che non doveva ne poteva porsi certe domande.
Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch’io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.
Io leggo questa immagine e non posso non desiderare un futuro in cui tutti gli uomini abbiano la possibilità di entrare "nelle antique corti", questo è il mio sogno di libertà.
Oggi ci vogliamo illudere di vivere in un mondo libero..ma se la libertà deve essere un diritto deresponsabilizzato finisce per diventare il via libera ad un'epoca a cui io non volgio appartenere.
"I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it."
Questa citazione, erroneamente attribuita a Voltaire, vuole farci credere che l'essenza della libertà, per cui vale la pena di vivere e di morire, è nella libertà di parola, distogliendoci dalla responsabilità e dal dovere di pensare e argomentare veramente e profondamente quello che con tanta superficialità dichiariamo.
Ovviamente tutto questo è reso possibile dalla quasi totale assenza di capacità o volontà critiche in chi ascolta e legge.
Da una parte si dice di tutto senza un minimo senso di responsabilità, senza che dietro ci sia una riflessione, una profondità, dall'altra non solo non si richiede più alcuna autorevolezza alla fonte ma si è ben disposti ad assimilare qualsiasi opinione senza mai lo sforzo della rielaborazione critica.
Uno sfacelo...