sabato, 31 maggio 2008

Quando lo vedi anche


Ma quando lo vedi anche
sulla tua maglietta
sulle scarpe da tennis
sui blue-jeans da quattordici once
su quel giaccone americano che ho comprato
con pochi soldi al mercatino dell'usato
allora arriva al disgusto la tua stravaganza
allora diventa una moda ogni gesto che fai
non si riesce nemmeno ad avere abbastanza coscienza
per piangere di noi... per piangere di noi

Di noi così ribelli, così devoti
di noi così folli, così massificati
di noi così avanti, così impotenti
coi capelli un po' lunghi
e le nostre barbe da impegnati
di questa nostra assurda mancanza di rigore
di una mollezza sorda che non ci fa reagire
di noi che non sappiamo cosa sia
la nostra malattia
e forse non abbiamo ancora fatto un gemito
ma la paura comincia a salire dagli intestini
come il vomito.

Noi così vitali, così distrutti
noi così creativi, così assuefatti
ci aggrappiamo ad un gesto che sembra di rottura
con l'illusione e il pretesto di scegliere ancora
noi così originali e spappolati
creiamo saltando liberi come pidocchi
coi nostri gusti schifosi accumulati
fra la testa e gli occhi.

Ormai sei soggetto a una forza
che ti è sconosciuta
ormai sei libero e schiavo,
ormai sei coinvolto
e di colpo ti viene il sospetto
che in tutta la vita
non hai mai scelto
non hai mai scelto
non hai mai scelto

G.Gaber
postato da Puzzola75 alle ore 01:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: sconfitta, gaber


giovedì, 22 maggio 2008

Tormenti

Mi sento straniero, solo, in un mondo crudele e feroce.
Quando il velo dell'infanzia è caduto e l'immagine di morte e dolore si è fatta limpida di fronte a me non avevo ancora abbastanza sofferto per sapere che ancora non era il peggio...non era il fondo.
Pensavo che si potesse cambiare il mondo, ho confidato nella bellezza dell'uomo come strada di salvezza.
Ma oggi vedo la meschinità umana, la vedo intorno a me e dentro me.

La bellezza dell'arte sembra la capacità di volare, di innalzare lo sguardo dal fango di questa trincea...
Ma la trincea è in realtà una tomba e l'arte è solo un diversivo, una evasione individuale, come se bastasse dimenticare la morte per non morire.

Gli uomini che oggi si tengono per mano non si accorgeranno quando il sogno sarà portato via dal tempo.
Il sentimento di fratellanza non sopravviverà a lungo; finisce per essere solo una innocente distrazione per non sentire il rumore di catene.
Ci salviamo l'anima barattando la nostra rabbia per un attestato, un riconoscimento come se bastasse voler bene per fare del bene, voler cambiare per cambiare.

Ci si illude che vittorie di battaglie insignificanti possano cambiare l'esito.
In realtà siamo noi stessi il nemico da combattere.
Ecco il fallimento di fronte a cui non so come non chinare il capo...
Lottare contro il nemico che hai dentro, come un cancro:

"È difficile vivere con gli assassini dentro.
Forse è più facile vivere con gli assassini fuori, visibili, riconoscibili, che ti sparano addosso dalle strade, dalle cattedrali, dalle finestre delle caserme, dai palazzi reali, dai balconi col tricolore.
Assassini che in qualche modo puoi combattere, sai cosa fanno, li vedi e prima o poi si possono ammazzare.
Assassini vecchi, superati, cialtroni che non sono mai riusciti a cambiare nessuno, a cambiarlo dal di dentro. Prevedibili e schematici anche nella cattiveria, come le bestie bionde, come le bestie nere che ti possono togliere la libertà, mai le tue idee, come quegli ingenui e patetici esemplari che esistono ancora oggi, ma non contano, sono un diversivo, un fatto di folklore, una mazurka.
Ma l'assassino dentro è come un'iniezione, non la puoi fermare e non risparmia nessuno, nessuno sfugge alla scadenza." (G.Gaber)



"Non si può ancora morire
con una smorfia sul viso
con dentro un'inutile rabbia, con questo terrore
e senza uno scopo preciso.
Non si può ancora morire
mentre ti agiti inerte
aggrappati all'ultima azione che ancora puoi fare
non devi fallire la morte."
postato da Puzzola75 alle ore 02:40 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pensieri, morire, sconfitta, gaber


Chi sono

Utente: Puzzola75
Nome: Andrea Faso
"Sono così incompreso che non si comprendono neanche i miei lamenti di essere incompreso." "Il linguaggio è la casa dell'essere. Nella sua dimora abita l'uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora."


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